Questo post potrebbe risultare un po' polemico e forse anche di parte, ma trovandomi dall'altro lato della barricata, mi sento di dire alcune cose.
Sento sempre e dico sempre parlare male del mondo dell'editoria: editori a pagamento, editori che non si mostrano professionali nel loro lavoro, editori che "truffano" gli autori, editori che non promuovono i propri testi, editori privi di scrupoli e via dicendo.
Mai nessuno però che spenda una buona parola per la categoria. Mai.
Eppure ci sono editori che lavorano onestamente e seriamente, al meglio delle proprie possibilità. Editori che credono nelle opere che pubblicano e che le portano avanti, nonostante il mercato si mostri avverso e ghettizzato, soprattutto nel caso dei piccoli e medi editori che investono su autori emergenti e poco conosciuti.
Bene, ci sono dei casi - e non sono neanche molto rari - in cui è l'autore ad abbandonare la propria opera nonché il suo editore.
Autori smaniosi di pubblicare, autori che credono - forse anche troppo - in ciò che scrivono tanto da essere convinti di essere meritevoli più di altri, autori che si riempiono la bocca di belle parole e che sul più bello mollano. Sì, esatto, mollano.
Dopo aver ricevuto la tanto attesa pubblicazione se ne fregano del resto, lasciando all'editore ogni peso e attribuendo poi allo stesso ogni responsabilità.
Il lavoro che c'è dietro una pubblicazione è davvero impegnativo: dalla scelta dell'opera, alla prima correzione; dall'editing al rapporto con l'autore - che vi assicuro è spesso difficile - dal debutto sul mercato alla promozione. Passi impegnativi da compiere insieme. Insieme. Non smetterò mai di dirlo.
Il prodotto finito, il libro bello e pronto, pubblicato, diffuso, pubblicizzato è e deve essere il frutto di un lavoro di collaborazione fra l'editore - e chi comunque lavora sull'opera - e l'autore.
Capita a volte che l'autore, raggiunto il suo obiettivo, ovvero la pubblicazione, se ne lavi le mani e lasci tutto in mano all'editore che non fraintendetemi, deve fare gran parte del lavoro, ma non è un lavoro da fare in solitaria.
L'autore in quanto tale deve "vendersi" (passatemi il termine), deve sapersi confrontare con il mondo editoriale, proporsi, organizzare eventi, pubblicizzare il suo lavoro, partecipare alle fiere del settore, farsi vedere, farsi conoscere e apprezzare, senza mai fermarsi. E non si tratta di una serie di compiti da svolgere solo il mese successivo alla pubblicazione: deve essere un impegno costante e diluito nel tempo, perché un libro ha bisogno di tempo per emergere.
E invece cosa accade? Che l'autore si dilegui; sì, avete capito, sparisca, che non risponda più all'editore, che non sia interessato alle iniziative da questo proposte, che aspetti seduto in poltrona che il libro si venda da solo.
Bene, cari autori, ve lo dico chiaramente: non funziona così. In questo modo non si va avanti e si resta nell'anonimato tutta la vita.
I libri non si vendono da soli: è vero che l'editore ha il compito di distribuire le sue pubblicazioni sul territorio, di promuovere in ogni modo possibile i suoi autori, di studiare un piano promozionale che possa nel tempo portare i suoi frutti. Tutto vero. E il resto, chi lo fa?
L'autore non è un privilegiato, non è una celebrità, non è un personaggio famoso che aspetta che tutti lo cerchino. No, l'autore in realtà è solo uno dei tanti e tale resterà se non s'impegna - ovviamente nelle proprie possibilità - ad uscire dall'anonimato.
L'editore non può fare tutto da solo e vi assicuro che quando s'investe il proprio tempo, il proprio denaro e tutte le energie possibili in una pubblicazione, ci si aspetta che almeno dall'altra parte ci sia un minimo di collaborazione, non certo ci si aspetta di essere abbandonati e che soprattutto, un libro venga abbandonato.
I libri non si abbandonano, mai. È una questione di principio, di rispetto verso il proprio lavoro e verso quello degli altri, di chi soprattutto ha creduto in un autore fin dall'inizio. Perché poi - come se non bastasse - dopo aver lavorato da soli a un progetto, dopo che l'autore se n'è infischiato di tutto, se il libro non ha raggiunto i risultati sperati, indovinate un po' verso chi verrà puntato il dito? Verso l'editore ovvio, su cui cade ogni colpa, sempre.
Non tutti gli editori sono affidabili e professionali, così come gli autori.
Rifletteteci su...
Sono ampiamente in accordo con quanto detto. Molti autori credo che pecchino di mancanza di iniziativa e creatività.
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