Friday, 24 May 2013

Di ritorno dal Salone del Libro di Torino: nostalgia e malattia

Sono rientrata alla base dopo la mia esperienza al Salone del Libro di Torino, un'avventura durata cinque giorni (escludendo ovviamente i due giorni di viaggio) impegnativa, massacrante ma estremamente gratificante.

Sono partita il giorno 15 maggio alle 8.00 del mattino da Roma Termini - questo vuol dire che mi sono alzata alle 5.45 per affrontare il traffico romano prima dell'ora di punta e arrivare alla stazione in tempo.
Sono partita da Roma con il sole e dopo quattro ore di treno più mezz'ora di ritardo, sono giunta a Torino Porta Nuova, dove ad attendermi vi era la mia prima compagna di viaggio e d'avventura, Adriana. Abbiamo atteso ancora mezz'ora prima dell'arrivo di Roberta, new entry della Libro Aperto Edizioni, con il suo trolley e la sua borsa megagalattica in cui è possibile far entrare anche una mucca e dopo un breve ma pesantissimo pranzo - solo il primo di una lunga serie - abbiamo sfidato le intemperie - senza ombrello perché poco pratico - e abbiamo raggiunto il nostro mini appartamento, in pieno centro a Torino. Il tempo di cambiarsi i vestiti zuppi e ripartiamo alla volta del Lingotto Fiere, dopo una passeggiata - a detta di Adriana - di circa cinque chilometri tra portici e pioggia e cinque fermate della metro.

Il nostro stand è ancora in fase di allestimento da parte degli operai - come in pratica tutti gli stand - sono solo le 17.00 del giorno prima dell'inaugurazione e nulla è ancora in piedi: ce la faranno mai a terminare in tempo? Conosciamo l'organizzatrice, ritiriamo i colli dal magazzino - per fortuna stavolta ci sono tutti! - e ci accingiamo a sistemare il nostro stand. Impieghiamo solo quattro ore del nostro tempo per terminare, prima di dirigerci nuovamente verso il centro di Torino per cercare un posto dove cenare.

Rientriamo solo verso mezzanotte e mezza, contando che dobbiamo ancora sistemare le valigie, lavarci, organizzarci per il giorno seguente e fare le nostre tre ore di chiacchiere di rito direi che siamo in perfetto "stile fiera". A letto alle 3.00 del mattino e sveglia alle 7.00 - e così è stato anche per gli altri giorni - direi che è tutto normale.

Il primo giorno arriviamo intorno alle 9.00: fuori si cominciano a formare le prime code ma noi che abbiamo il pass entriamo subito. Gli operai e gli addetti ai lavori devono aver lavorato tutta la notte perché magicamente è tutto sistemato, pulito e la moquette verde è apparsa come per incanto sotto i nostri piedi, linda e profumata.






Cosa dire del Salone di Torino... in una sola parola "spettacolare". Non può essere definito come una semplice fiera del libro - senza nulla togliere alle altre manifestazione a cui ho preso parte negli ultimi mesi - perché è qualcosa che va oltre l'immaginazione.

La Libro Aperto Edizioni ha partecipato al progetto Incubatore, uno spazio dedicato ai giovani editori con meno di 24 mesi di vita, un modo per farsi conoscere e per non essere oscurati in una manifestazione così grande dalla presenza dei gradi marchi che tutti conosciamo. Devo dire che è stata una scelta azzeccata e ragionata che ha il suo perché.
Lo spazio Incubatore non era un luogo chiuso o isolato difficile da raggiungere, nascosto a tutti o a chi solo non ne conoscesse l'esistenza. L'Incubatore si trovava all'interno del Padiglione 3, padiglione in cui si trovavano anche alcuni grandi editori e che non hanno creato in me - come negli altri partecipanti - nessuna inibizione o nessun complesso di inferiorità perché a Torino tutti gli editori contano, tutti gli editori hanno le stesse possibilità e gli stessi mezzi per arrivare ai lettori. Non importa che tu abbia uno stand preallestito o progettato ad arte, non importa che tu abbia un tavolo da un metro e venti o da tre metri, l'importante è esserci e sapersi rapportare con il pubblico interessato davvero ai libri e non al tuo nome.
Curiosi, lettori accaniti, lettori occasionali, giornalisti, blogger, colleghi, scrittori in cerca di editore e professionisti in cerca di lavoro... è bello parlare con tutti, indistintamente, il rapporto umano qui la fa da padrone e la cosa mi lascia sorpresa e appagata.

Gli editori introno a noi sono disposti a fare amicizia, a scambiarsi contatti e a ridere con noi delle disavventure giornaliere. Non c'è superbia in loro, né voglia di primeggiare, né concorrenza sleale. Sinceramente io non ne ho vista, se poi qualcuno ha avuto un'esperienza diversa mi dispiace, ma per me così non è stato.

Se nella vita vuoi essere un editore e non partecipi almeno una vola al Salone di Torino non puoi renderti conto di ciò che realmente fai. 
La Libro Aperto Edizioni è piccola e pressoché sconosciuta, ma lì mi sono sentita parte di tutto, parte dell'ingranaggio. Non ho avvertito quel senso di inadeguatezza che devo essere sincera, un po' mi aspettavo non sapendo a cosa si andasse incontro. Mi sono sentita una fra tanti, ma non da meno ed è quello che penso anche degli altri partecipanti.
Ogni editore fa il suo lavoro ed è cosciente di ciò che è e di come fa il suo mestiere: potrò condividere o meno certe scelte, ma ognuno è libero di lavorare come meglio crede e come sente. 
Sono stata bene, benissimo, come a casa mia. Ho conosciuto tante persone e ho rivisto alcuni dei miei autori con grande piacere, autori che prendono aerei, treni o che si mettono in macchina solo per stare un po' con noi, per fare gruppo, per dimostrarsi stima reciproca. Con alcuni di loro ho un rapporto di sincero affetto oltre che di stima per il lavoro che fanno e spero di riuscire a mantenere intorno alla Libro Aperto Edizioni questo clima familiare che si è sviluppato nel tempo, conoscendoci.

Al mio rientro mi sento soddisfatta per la grande opportunità che abbiamo avuto tutti e per i risultati ottenuti. Una vetrina così importante non può che far bene a tutti noi e spero ci porti a crescere ancora, gradualmente e costantemente.

Ho la febbre, l'otite e sono raffeddatissima, mi è quasi partito un ginocchio e ho un sonno arretrato che non credo recupererò facilmente. Ma sono felice. Felice, malata e nostalgica... mi manca Torino, mi mancano le mie compagne di viaggio e le mie autrici... mi manca essere lì e respirare quell'ambiente. Ripartirei anche adesso se potessi. Lo rifarei mille volte.
Una delle esperienze più belle della mia vita... 

Grazie a tutti, a chi c'è stato e a chi ci ha seguito. 
Grazie a chi ha detto che tanto a Torino non ci va più nessuno.
Grazie a chi non ci ha supportato come avrebbe dovuto, a chi se n'è infischiato e a chi ci ha abbandonato... a questi personaggi dedicherò un altro post perché se lo meritano tutto, inserire le mie considerazioni su di loro qui mi sembrava inopportuno, oggi mi andava di parlare solo di cose positive...

Alla prossima!





2 comments:

  1. Dopo anni che mi ripromettevo di andare a Torino per il Salone Internazionale dle Libro, finalmente grazie a Libro Aperto ho trovato un motivo in più. Anche se sono rimasto solo due giorni ho potuto capire l'importanza di questa manifestazione e quanto possa essere importante anche per i piccoli (solo per la dimensione e per il periodo di vita) editori come Libro Aperto, ma grandi per l'impegno e la serietà. Brava davvero Antonella :)

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    1. Grazie a te Franco per aver condiviso questa esperienza con noi!

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