One Tiny Lie - Una piccola bugia (Dieci piccoli respiri #2) di K. A. Tucker - Newton
TRAMA
«Fa’ che io sia orgoglioso di te». Sono le ultime parole che il padre di Livie pronuncia di fronte alla figlia. Nei sette anni trascorsi dalla tragica morte dei genitori, Livie ha fatto del suo meglio per mantenere fede a quella promessa e si è occupata della sorella con grande responsabilità. Ma con l’ingresso al college arrivano altre sfide inattese che mettono alla prova la sua solidità e il suo cuore. Livie entra a Princeton con un piano preciso: prepararsi per la scuola di medicina e incontrare un bravo ragazzo. Ciò a cui non è invece preparata sono Reagan, amabile compagna di stanza alla quale non riesce a dire di no, e Ashton, l’arrogante e attraente capitano della squadra di canottaggio maschile. Ashton è anche uno dei migliori amici di Connor, un ragazzo che corrisponde perfettamente a quello che Livie ha in mente per sé. Perché allora continua a pensare ad Ashton? Quando Livie si trova a dover affrontare voti mediocri, aspirazioni di carriera che sembrano andare in fumo, e l’incapacità di gestire i sentimenti per Ashton (che non vorrebbe provare), si troverà a rinunciare alla promessa fatta al padre. E all’unica Livie che conosca.
RECENSIONE
Ed eccomi di nuovo combattuta davanti a un altro libro della Tucker: Una piccola bugia, secondo della serie Dieci piccoli respiri.
Già la lettura del primo mi aveva lasciata perplessa. Mi piace lo stile di questa autrice, delicato e attento nel narrare avvenimenti e problematiche difficili, brava nel costruire le scene, nel far montare la voglia di andare avanti nel lettore, di far apparire i personaggi secondari al momento giusto e nelle giuste dosi, ma qualcosa mi fa sempre storcere il naso, qualcosa non quadra fino in fondo.
La protagonista, Livie, sorella della già conosciuta Kacey, è cresciuta, è andata a Princeton come previsto, per studiare medicina, pronta a portare avanti la strada che si è sempre immaginata e che tutti hanno immaginato che percorresse, senza intoppi, perché Livie è una sicurezza, è l’orgoglio della famiglia e degli amici e lei non vorrebbe mai deluderli.
Ma qualcosa non va, la nuova vita al college la mette dinanzi alle sue più grandi paure e la fa dubitare di ogni certezza a cui fino a quel momento si era aggrappata.
A peggiorare il tutto ecco che arriva lui, Ashton, bello e impossibile, il puttaniere che tutte vogliono ma che nessuna riesce a conquistare. Odioso, intrattabile, supponente e sicuro di sé, ma come la Tucker ci ha abituati, nei suoi personaggi si nasconde sempre qualcosa di più, qualcosa che ce li farà amare, pagina dopo pagina.
“Perché non sei una da una notte e via, Irlandese. Sei la mia ragazza per sempre.”
Ok, devo dire che qui non è successo, almeno non completamente.
Inizialmente i battibecchi tra i due protagonisti mi hanno anche divertita, ma più andavo avanti, più cominciavano a darmi ai nervi.
Livie, ingenua ma neanche troppo, Ashton, sempre presente al momento giusto, pronto a minare ogni cosa costruita da Livie con le sue frecciatine e i suoi tentativi non certo velati di seduzione. La vuole, la fa avvicinare, poi sparisce, poi ricompare, mandandola ovviamente in confusione. Ma Livie non è questa santarellina che crediamo, si lascia trascinare da lui e dalle situazioni in cui la mette, senza però lasciare il suo fidanzato perfetto, Connor, (anche troppo perfetto ai miei occhi) con cui non riesce a chiudere, portandoci in questa specie di triangolo di poca sostanza e di difficile interpretazione.
Ashton non mi ha conquistata, Livie mi ha lasciata in alcuni momenti stizzita, soprattutto nel suo tira e molla con Connor, anche se in alcuni passaggi mi ha fatto tenerezza e scappare più di qualche sorriso per la sua timidezza, per i suoi pensieri, per il suo imbarazzo.
Non ho tutti i pezzi per aggiustare questo bellissimo uomo rotto e in trappola, ma un pezzo ce l’ho e ho il potere di darlo. Per una notte, per tutte le notti. Per tutto il tempo che mi vorrà.
Me stessa. Completamente.
Alla fine, nel giro di un solo capitolo, tutti i nodi verranno al pettine: scopriremo la verità su Ashton (che dovrebbe farcelo amare a questo punto) e scopriremo che Livie è capace di fare delle scelte che esulano dalle influenze familiari.
Tutto in un solo capitolo.
Una chiusura troppo veloce e troppo sbrigativa. Il racconto della vita di Ashton viene trattato con un po’ di superficialità, anche se in modo molto discreto. L’epilogo non mi ha lasciato molto, sono felice della conclusione, ma non sono entusiasta del libro nella sua totalità, anche se la scrittura della Tucker mi ha aiutata a leggerlo in poche ore.
Non me ne pento neanche per un istante.
Non quando mi rovescia sulla schiena.
Né quando si spinge nel mio corpo senza esitazione.
Né quando urlo in quel momento di dolore.
E di sicuro non quando lui rivendica la propria libertà.
E restituisce a me una parte della mia.
Una buona base sicuramente, una storia bene architettata di cui ho apprezzato molto la presenza di personaggi noti, che provengono dal primo libro della serie e che ho apprezzato in alcuni momenti, più dei protagonisti in sé.
Ritrovare Kacey e Trent insieme mi ha fatto piacere, così come sapere di Storm e Dan e ovviamente, dell’immancabile dott. Stayner, un personaggio ambiguo e risolutivo, che sembra riuscire a mettere insieme i pezzi della vita di ognuno.
Forse il primo libro a questo punto mi è piaciuto un po’ di più, forse per l’età dei protagonisti o per le loro storie, forse perché Kacey, ammettiamolo, aveva un carattere molto più attraente o forse perché il segreto di Trent mi ha fatto restare a bocca aperta, ma l’ho preferito, sì, un po’ di più. Forse aveva un tocco di originalità in più.
Un libro comunque buono che devi leggere assolutamente se hai letto il primo, almeno per restare ancorata alla storia dei personaggi.
Tre stelle piene.


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