Thursday, 14 November 2013

Microeditoria 2013: i retroscena dell'evento


Rientrata da pochi giorni dopo la seconda esperienza della Libro Aperto Edizioni alla Fiera della Microeditoria di Chiari (BS) capisco che è ora di fare un breve bilancio di quest'avventura.
Tralasciando la parte personale che ci vede affrontare un viaggio di sei ore con partenza alle 5.30 del mattino - e credo che Roberta non mi perdonerà mai per questo! - in cui abbiamo fatto colazione tre volte, pranzo quattro e spuntini per le ore rimanenti, giusto per ammazzare il tempo e tenere il guidatore sveglio - passiamo direttamente all'analisi di questa manifestazione.

Come accennato è stata la seconda volta per noi di Libro Aperto e devo dire subito che ci aspettavamo un clima diverso. L'organizzazione è sempre la stessa ma l'attenzione per i dettagli a mio avviso è sicuramente calata.

Cominciamo dalla diversa collocazione della Casa Editrice - non sono riuscita a capire il perché del nostro spostamento se tutti gli editori vengono sistemati nel medesimo modo ogni anno. 
L'anno scorso eravamo al piano terra, quasi all'ingresso, sistemati lungo il percorso obbligato che tutti i visitatori devono seguire per poter prendere visione di ogni espositore e per non penalizzare nessuno. Quest'anno, invece, eravamo al primo piano, in una saletta dimenticata dal mondo situata a loro avviso, anch'essa lungo un percorso obbligato, mostrato da frecce nere stampate su foglio di carta bianco A4 e delimitato dai tavoli stessi degli espositori disposti in modo da bloccare il passaggio lungo il ballatoio/corridoio della Villa, costringendo l'avventore a entrare nelle sale/labirinto. 
Tempo poche ore e i passaggi obbligati non esistevano più perché a causa - o dovrei dire grazie ancora non so - della segnalazione ai vigili del fuoco di un editore rimasto deluso dalla sua esclusione dall'evento, si è scoperto solo quest'anno - strano non se ne fosse accorto nessuno nei dieci anni precedenti - che quella disposizione bloccava le uscite di sicurezza - che al primo piano comunque non ci sono - in caso di incendio. 

In effetti devo dire che eravamo stipati in modo ambiguo: certo i tavoli non erano tutti attaccati come avviene talvolta in altri eventi dello stesso genere, tra un tavolo e l'altro vi era forse un metro di distanza, ma in ogni caso se fosse malauguratamente davvero accaduto il peggio, saremmo rimasti tutti lì perché impossibilitati all'uscita in massa. E quindi d'accordo, giusta osservazione dei vigili del fuoco che hanno fatto naturalmente il loro lavoro… ma dico io, questa è stata l'undicesima edizione e gli editori con i loro stand sono stati disposti sempre in quel modo, possibile che fino a ora nessuno avesse pensato che non era sicuro? Possibile ci volesse una segnalazione esterna per far sorgere il problema?

Fatto sta che il sabato, giorno promettente per un evento di tale portata è stato un vero disastro. Perché? Prima di tutto perché le persone passavano un po' a caso dove riuscivano, senza seguire il percorso studiato per permettere a tutti di avere la medesima visibilità; inoltre, sempre dopo questa segnalazione - che ha portato la minaccia di chiusura anticipata dell'evento - hanno chiuso le porte della Villa, permettendo a solo 100 persone per volta di entrare. Risultato? Fila fuori, persone che si stancavano di aspettare 40 minuti che le lasciassero entrare - complice anche freddo e pioggia - e poche anime del purgatorio che non sapevano dove e cosa guardare, sentendosi spogli davanti a decine di banchi vuoti pronti a fermarli per attirare l'attenzione verso i propri libri.

Ovviamente noi al primo piano non sapevamo nulla di tutto quello che stava accadendo, finché qualcuno esterno agli addetti ai lavori non ce ne ha dato notizia. Non abbiamo visto nessuno dell'organizzazione venire da noi o dagli altri a informarci dello spiacevole problema.
Cosa abbiamo fatto, quindi? La domenica mattina ci siamo recati presso i responsabili a far presente il problema... mille scuse, mille Ma noi ci mettiamo il cuore ecc... - per carità noi vi crediamo - e poi finalmente la soluzione: spostare delle semplici frecce. Il fatto è che se non avessimo fatto valere le nostre ragioni, se non ci fossimo interessate per noi e per chi come noi si trovava in quelle sale nascoste, nulla sarebbe cambiato e anche la domenica si sarebbe rivelata pessima.
In seguito alla nostra segnalazione finalmente qualcuno si fa vedere e sposta di qua, gira di là, ecco creato il percorso senza bloccare nessuna uscita ed ecco che anche le porte si aprono liberamente ai visitatori che possono sentirsi liberi di girare senza paura di trovarsi da soli di fronte a dieci editori per volta.
Loro ci hanno messo il possibile sicuramente, ma noi editori? Nessuno ha pensato a noi e a quanto tutto questo ci potesse danneggiare?

Ho lasciato che questa introduzione diventasse troppo lunga e per questo mi dispiace, spero di non avervi annoiati ma è giusto che si sappia realmente come siano andate le cose.


Per fortuna la domenica è stata una buona giornata: affluenza di pubblico, interesse alle pubblicazioni e acquisti.
Devo dire che a mio avviso l'affluenza quest'anno è stata nettamente inferiore a quella dell'anno passato: vuoi i problemi tecnici, però l'interesse generale del lettore è calato notevolmente. Crisi? Mancanza di slancio? Prezzi troppo alti? Tutto e nulla, credo che l'esito di questi eventi rispecchi l'umore dell'italiano medio e la scarsa voglia o la mancanza di disponibilità soprattutto economica di dedicarsi a qualcosa di diverso per se stesso quando tutto introno crolla miseramente.

Non lasciamoci abbattere per questo: alla fine la fiera per noi è andata bene, non possiamo lamentarci assolutamente, come non posso lamentarmi del lavoro dell'organizzazione che ha tirato su un evento che merita.

Sono contenta di aver visto facce vecchie e nuove e di aver parlato con tante persone interessate al mondo editoriale. 
Devo dire che una nota dolente ahimè devo aggiungerla - oltre a quanto già detto: gli autori, questi sconosciuti.

Miei carissimi autori, mi rivolgo direttamente a voi e non fatemi fare nomi che non è professionale… se mai leggerete questo post spero che capiate che mi rivolgo proprio a voi che dopo tanti Ma io non abbandonerò mai la mia opera, Ma io vi seguirò sempre, vi appoggerò in ogni modo e via dicendo, siete spariti, dico spariti dalla circolazione senza neanche più rispondere al vostro editore… avete presente quella persona che vi ha pubblicato senza chiedervi un euro? Quella, sì… io sono ancora qui a lavorare per voi, nonostante lo scarsissimo interesse mostrato verso ogni forma di nostra promozione, ogni evento, ogni proposta; nonostante vi rifiutiate - e dico davvero - di fare delle presentazioni dei vostri libri, nonostante non abbiate la decenza di seguirci neanche sui Social, dove invece passate tutte le vostre giornate… mi rivolgo a voi e anche ad altri autori che magari si trovano a passare di qui… non venite a dirmi mai più che gli editori fanno schifo, che sono tutti dei truffatori, che non pagano i diritti, che non se ne fregano di nulla, che non sanno lavorare, che non mandano i libri nelle librerie o che non vi appoggiano per le presentazioni, che non vanno in fiera, che non vendono o che non sanno vendere  perché davvero, ma davvero, tutte queste storie personalmente non le reggo più e di sicuro non le regge più chi lavora e porta avanti la categoria nel migliore dei modi. Sappiate che prenderò i dovuti provvedimenti in merito, se mai ve ne importasse ancora qualcosa.


Detto questo - e scusate lo sfogo ma certe volte non se ne può più davvero - ringrazio in modo quasi eccessivo la mia collaboratrice insostituibile Roberta Liberti, unica in tutto e una presenza indispensabile professionalmente e personalmente parlando, con lei anche sei ore passano in un nulla.

Ringrazio la mia autrice Eleonora Buompane e la sua dolce metà che ci seguono in ogni modo, da vicino e da lontano, con un affetto e una fiducia davvero a volte immeritati da parte mia.

Grazie a chi ha guidato andata e ritorno Roma-Brescia-Brescia-Roma e che ci ha procurato del cibo durante quei tre giorni - se fosse stato per il bar-ristoro interno saremmo anche potuti morire di fame.

Grazie ai mie preziosi e stupendi collaboratori Deborah Fasola e Franco Limbardi che mi hanno sostenuta da lontano e che hanno mandato avanti la baracca durante la mia assenza - e che non mi mandano mai a quel paese neanche la domenica - grazie!

Grazie ai miei autori, quelli che davvero ci tengono a ciò che scrivono e che rispettano il nostro lavoro sempre e che ci danno un forza e un sostegno impagabili anche da lontano.
Ho dimenticato qualcuno? 

Grazie a tutti, soprattutto a chi è arrivato in fondo a questo post - ci vuole pazienza e coraggio.
Alla prossima!

2 comments:

  1. Grazie a te per il lavoro che svolgi con passione e impegno :)

    ReplyDelete
  2. Grazie a te per la passione che metti nel tuo lavoro. Ma grazie anche per la tua disponibilità, cordialità e amicizia.

    ReplyDelete